Virgilio, Eneide VI, 883

Melphi

Melphi pronuncia

Manibus date lilia plenis,

Il sacerdote traduce

«Date gigli a piene mani,»

E interpreta

Questo verso arriva con dolcezza: parla di un omaggio fatto a piene mani, senza misura, a qualcuno che si ama. Forse stai vivendo una perdita, grande o piccola, una persona, un progetto, una stagione che si è chiusa troppo presto. Il verso non ti chiede di trattenere il dolore né di far finta che non ci sia: ti invita a trasformarlo in un gesto. I fiori non cambiano il destino, e Virgilio lo sa bene, ma onorano chi è passato e consolano chi resta. È il momento giusto per dire grazie, per ricordare ad alta voce, per essere generoso con la memoria e con chi ti sta ancora accanto.

Le traduzioni storiche

Annibal Caro (1581)
Datemi a piene mani ond’io di gigli
E di purpurei fiori un nembo sparga,
Theodore C. Williams (1910)
O bring me lilies! Bring with liberal hand!

Fonte

Publio Virgilio Marone, Aeneis, ed. J. B. Greenough (1900) Virgilio, Eneide VI, 883