Virgilio, Eneide VI, 539
Melphi pronuncia
Nox ruit, Aenea; nos flendo ducimus horas.
Il sacerdote traduce
«La notte precipita, Enea; e noi passiamo le ore a piangere.»
E interpreta
Questo verso ti tocca con delicatezza sulla spalla. Hai diritto al tuo dolore, ai tuoi ricordi, alla nostalgia per ciò che è stato: nessuno te li toglie. Ma il tempo corre, e c’è un viaggio che ti aspetta. Se da settimane ripensi sempre alla stessa ferita, alla stessa occasione perduta, alla stessa persona, forse è il momento di alzare la testa. Non significa dimenticare, significa smettere di lasciare che il passato si mangi le ore del presente. Le giornate che hai davanti sono preziose e non tornano. Piangi quanto serve, poi rimettiti in cammino: c’è ancora strada, e c’è ancora luce da raggiungere.
Le traduzioni storiche
Annibal Caro (1581)
Enea, già notte fassi, e noi piangendo
Consumiam l’ore. Ecco siam giunti al loco
Enea, già notte fassi, e noi piangendo
Consumiam l’ore. Ecco siam giunti al loco
Theodore C. Williams (1910)
But Sibyl spoke the warning: “Night speeds by,
And we, Aeneas, lose it in lamenting.
But Sibyl spoke the warning: “Night speeds by,
And we, Aeneas, lose it in lamenting.
Fonte
Publio Virgilio Marone, Aeneis, ed. J. B. Greenough (1900)
Virgilio, Eneide VI, 539