Virgilio, Eneide VI, 314
Melphi pronuncia
tendebantque manus ripae ulterioris amore.
Il sacerdote traduce
«e tendevano le mani, per il desiderio dell’altra riva.»
E interpreta
È uno dei versi più struggenti del poema, e se ti è toccato forse conosci bene quel desiderio: guardare una riva lontana e non poterci ancora arrivare. Un trasferimento, un figlio che non arriva, un amore distante, un traguardo che sembra sempre a un passo. Il verso riconosce il tuo desiderio e lo rispetta: tendere le mani non è debolezza, è il segno che sai ancora volere. Ma ti avverte anche: le anime sulla riva aspettano perché manca loro qualcosa, la sepoltura, un passaggio non compiuto. Chiediti con sincerità che cosa manca a te per attraversare. Spesso non è la forza, è una questione lasciata in sospeso.
Le traduzioni storiche
Annibal Caro (1581)
Chiedean passaggio, e con le sporte mani
Mostravan il disio de l’altra ripa.
Chiedean passaggio, e con le sporte mani
Mostravan il disio de l’altra ripa.
Theodore C. Williams (1910)
Across that river, and reached out pale hands,
In passionate yearning for its distant shore.
Across that river, and reached out pale hands,
In passionate yearning for its distant shore.
Fonte
Publio Virgilio Marone, Aeneis, ed. J. B. Greenough (1900)
Virgilio, Eneide VI, 314