Virgilio, Eneide VI, 268

Melphi

Melphi pronuncia

Ibant obscuri sola sub nocte per umbram,

Il sacerdote traduce

«Andavano, oscuri, nella notte solitaria, attraverso l’ombra,»

E interpreta

Forse stai attraversando un tratto di strada in cui non vedi bene dove metti i piedi. Il lavoro è incerto, un rapporto è in sospeso, le risposte non arrivano. Questo verso non ti promette luce immediata, ma ti dice una cosa preziosa: si cammina anche al buio. Enea e la Sibilla non si fermano perché è notte; vanno avanti, insieme, un passo dopo l’altro. Non sei obbligato a capire tutto adesso. Ti basta non restare fermo e non restare solo. La solitudine di questa notte è reale, ma non è definitiva. Accetta di non vedere lontano e guarda bene il prossimo passo.

Le traduzioni storiche

Annibal Caro (1581)
Quel c’ho de’ morti udito. Ivan per entro
Le cieche grotte, per gli oscuri e vòti
Regni di Dite; e sol d’errori e d’ombre
Theodore C. Williams (1910)
They walked exploring the unpeopled night,

Fonte

Publio Virgilio Marone, Aeneis, ed. J. B. Greenough (1900) Virgilio, Eneide VI, 268