Virgilio, Eneide VI, 126-129

Melphi

Melphi pronuncia

facilis descensus Averno;
noctes atque dies patet atri ianua Ditis;
sed revocare gradum superasque evadere ad auras,
hoc opus, hic labor est.

Il sacerdote traduce

«È facile scendere nell’Averno: notte e giorno sta aperta la porta del nero Dite; ma richiamare indietro il passo e uscire di nuovo all’aria di sopra, questa è l’impresa, questa è la fatica.»

E interpreta

Questo verso ti parla di discese e di risalite. Cadere in un’abitudine che ti fa male, in un debito, in una relazione che ti spegne, in un periodo di sfiducia, è facile: la porta è sempre aperta, giorno e notte. Il lavoro vero comincia quando decidi di tornare su. Se sei in uno di quei momenti, non vergognarti di essere sceso: succede a tutti. Riconosci però che la risalita chiede più forza della caduta, e preparati di conseguenza. Se invece stai per scendere, fermati un attimo prima della soglia. Non è una condanna, è un avvertimento: entrare costa poco, uscire costa molto. Decidi sapendolo.

Le traduzioni storiche

Annibal Caro (1581)
Lo scender ne l’Averno è cosa agevole,
Chè notte e dì ne sta l’entrata aperta;
Ma tornar poscia e riveder le stelle,
Qui la fatica e qui l’opra consiste.
Theodore C. Williams (1910)
Anchises' son, the downward path to death
Is easy; all the livelong night and day
Dark Pluto's door stands open for a guest.
But O! remounting to the world of light,
This is a task indeed, a strife supreme.

Fonte

Publio Virgilio Marone, Aeneis, ed. J. B. Greenough (1900) Virgilio, Eneide VI, 126-129