Virgilio, Eneide IV, 625

Melphi

Melphi pronuncia

Exoriare aliquis nostris ex ossibus ultor,

Il sacerdote traduce

«Sorgi dalle mie ossa, chiunque tu sia, a vendicarmi,»

E interpreta

Attenzione: questo verso arriva quando la ferita è profonda e la voglia di rivalsa è forte. Forse qualcuno ti ha fatto un torto grave e una parte di te desidera che paghi, oggi o in futuro, magari per mano di altri. È un sentimento umano e Melphi non ti chiede di negarlo. Ma ti mette in guardia: il rancore lasciato in eredità non si spegne, passa di mano in mano e continua a bruciare anche quando il primo torto è dimenticato. Non è il momento di giurare vendette. Trasforma la rabbia in qualcosa che costruisce: un confine chiaro, una scelta che ti protegge, una strada nuova.

Le traduzioni storiche

Annibal Caro (1581)
Amor nasca, nè pace; anzi alcun sorga
De l’ossa mie, che di mia morte prenda
Alta vendetta, e la dardania gente
Theodore C. Williams (1910)
No love! No truce or amity! Arise,
Out of my dust, unknown Avenger, rise!

Fonte

Publio Virgilio Marone, Aeneis, ed. J. B. Greenough (1900) Virgilio, Eneide IV, 625