Virgilio, Eneide IV, 412
Melphi pronuncia
Improbe Amor, quid non mortalia pectora cogis?
Il sacerdote traduce
«Amore spietato, a che cosa non costringi i cuori dei mortali?»
E interpreta
Questo verso ti parla con tenerezza: se in questi giorni ti sorprendi a fare cose che non avresti mai pensato, per amore di qualcuno, sappi che non sei il solo. Messaggi riletti dieci volte, attese, richieste che ti costano orgoglio: l’amore spinge, e a volte spinge troppo. Melphi non ti giudica, ma ti invita a guardarti con un po’ di distanza. Chiediti se quello che stai facendo ti somiglia ancora o se stai mettendo da parte la tua dignità e la tua serenità. Amare non vuol dire annullarsi. Fermati un momento, respira, e scegli un gesto che rispetti sia l’altro sia te.
Le traduzioni storiche
Annibal Caro (1581)
Ne sentivi dal mare? Iniquo amore,
Che non puoi tu ne’ petti de’ mortali?
Ne sentivi dal mare? Iniquo amore,
Che non puoi tu ne’ petti de’ mortali?
Theodore C. Williams (1910)
in turmoil with loud cries! Relentless Love,
to what mad courses may not mortal hearts
by thee be driven? Again her sorrow flies
in turmoil with loud cries! Relentless Love,
to what mad courses may not mortal hearts
by thee be driven? Again her sorrow flies
Fonte
Publio Virgilio Marone, Aeneis, ed. J. B. Greenough (1900)
Virgilio, Eneide IV, 412