Virgilio, Eneide III, 658

Melphi

Melphi pronuncia

monstrum horrendum, informe, ingens, cui lumen ademptum.

Il sacerdote traduce

«un mostro orrendo, deforme, enorme, a cui è stata tolta la luce dell’occhio.»

E interpreta

Questo verso ti mette davanti a qualcosa di grande e spaventoso: un problema che sembra enorme, una persona prepotente, una paura che ti blocca. Ma guarda bene l’ultima parola: il mostro è cieco. Ciò che ti fa paura ha un punto debole, e spesso è proprio la sua incapacità di vedere chiaro. Non serve affrontarlo a muso duro, né restare paralizzato: serve muoversi con intelligenza, in silenzio, senza farsi trovare dove lui ti cerca. Se in questi giorni ti senti piccolo davanti a una difficoltà gigantesca, ricordati che la grandezza non è la stessa cosa della forza. Allontanati con calma e scegli bene la tua rotta.

Le traduzioni storiche

Annibal Caro (1581)
Mostro orrendo, difforme e smisurato,
Che avea come una grotta oscura in fronte
Invece d’occhio, e per bastone un pino,
Theodore C. Williams (1910)
huge, shapeless, horrible, with blinded eye,

Fonte

Publio Virgilio Marone, Aeneis, ed. J. B. Greenough (1900) Virgilio, Eneide III, 658