Virgilio, Eneide III, 495
Melphi pronuncia
Vobis parta quies; nullum maris aequor arandum,
Il sacerdote traduce
«Voi la pace l’avete raggiunta; non dovete più arare nessuna distesa di mare,»
E interpreta
Non è un caso se ti è uscito questo verso: forse stai guardando qualcuno che sembra già arrivato, con la casa sistemata, il lavoro stabile, la coppia serena, mentre tu ti senti ancora in mare aperto. È normale provare un filo di invidia o di stanchezza. Melphi però ti invita a guardare la cosa con occhi diversi: la pace degli altri è vera e merita un augurio sincero, ma il tuo viaggio non è un ritardo, è un’altra strada. Non confrontare il tuo capitolo di mezzo con l’ultimo capitolo di qualcun altro. Saluta con affetto chi si è fermato, e riprendi il largo con il tuo passo.
Le traduzioni storiche
Annibal Caro (1581)
Vivete lieti voi, cui già la sorte
Vostra è compita: noi di fato in fato,
Di mare in mar tapini andrem cercando
Quel che voi possedete. A noi l’Italia
Tanto ognor se ne va più lunge, quanto
Più la seguiamo; e voi già la sembianza
Vivete lieti voi, cui già la sorte
Vostra è compita: noi di fato in fato,
Di mare in mar tapini andrem cercando
Quel che voi possedete. A noi l’Italia
Tanto ognor se ne va più lunge, quanto
Più la seguiamo; e voi già la sembianza
Theodore C. Williams (1910)
but ye have won repose. No leagues of sea
await your cleaving keel. Not yours the quest
of fading Italy's delusive shore.
but ye have won repose. No leagues of sea
await your cleaving keel. Not yours the quest
of fading Italy's delusive shore.
Fonte
Publio Virgilio Marone, Aeneis, ed. J. B. Greenough (1900)
Virgilio, Eneide III, 495