Virgilio, Eneide II, 708
Melphi pronuncia
ipse subibo umeris, nec me labor iste gravabit:
Il sacerdote traduce
«io stesso ti porterò sulle spalle, e questa fatica non mi peserà:»
E interpreta
Questo verso ti parla di un peso che hai scelto di portare per amore. Forse ti stai occupando di un genitore anziano, di un figlio, di un familiare in difficoltà, oppure di un progetto che altri hanno lasciato sulle tue spalle. Melphi riconosce la tua generosità e ti dice che, quando il motivo è chiaro, la fatica si alleggerisce davvero. Ma ti ricorda anche un dettaglio del poema: Enea non va da solo, tiene per mano il figlio e organizza gli altri. Non è il momento di caricarti tutto in silenzio; è il momento di portare con decisione e, insieme, di chiedere aiuto per ciò che non serve portare da soli.
Le traduzioni storiche
Annibal Caro (1581)
Soggiuns’io, com’è d’uopo, in su le spalle
A me ti reca, e mi t’adatta al collo
Acconciamènte: ch’io robusto e forte
Sono a tal peso: e sia poscia che vuole:
Soggiuns’io, com’è d’uopo, in su le spalle
A me ti reca, e mi t’adatta al collo
Acconciamènte: ch’io robusto e forte
Sono a tal peso: e sia poscia che vuole:
Theodore C. Williams (1910)
“Haste, father, on these bending shoulders climb!
This back is ready, and the burden light;
“Haste, father, on these bending shoulders climb!
This back is ready, and the burden light;
Fonte
Publio Virgilio Marone, Aeneis, ed. J. B. Greenough (1900)
Virgilio, Eneide II, 708