Virgilio, Eneide II, 390
Melphi pronuncia
dolus an virtus, quis in hoste requirat?
Il sacerdote traduce
«inganno o valore, chi lo andrebbe a chiedere quando si tratta di un nemico?»
E interpreta
Questo verso ti mette davanti a una tentazione: pensare che, con chi ti ha fatto un torto, ogni mezzo sia lecito. Forse sei in una competizione dura sul lavoro, in una separazione tesa, in una lite in famiglia, e ti viene voglia di giocare sporco anche tu. Melphi ti avverte con una sfumatura importante: nel poema questa scelta sembra funzionare all’inizio, ma poi si rivolta contro chi l’ha fatta. Il travestimento confonde anche gli amici. Non è il momento di rinunciare all’astuzia, che può essere intelligenza; è il momento di chiederti se la mossa che stai pensando potresti rivendicarla a viso aperto domani.
Le traduzioni storiche
Annibal Caro (1581)
E l’insegne de’ Greci. O biasmo o lode
Che ciò ne sia, chi co’ nemici il cerca?
E l’insegne de’ Greci. O biasmo o lode
Che ciò ne sia, chi co’ nemici il cerca?
Theodore C. Williams (1910)
'Twixt guile and valor who will nicely weigh
When foes are met? These dead shall find us arms.”
'Twixt guile and valor who will nicely weigh
When foes are met? These dead shall find us arms.”
Fonte
Publio Virgilio Marone, Aeneis, ed. J. B. Greenough (1900)
Virgilio, Eneide II, 390