Virgilio, Eneide II, 325-326
Melphi pronuncia
fuimus Troes, fuit Ilium et ingens
gloria Teucrorum;
Il sacerdote traduce
«Siamo stati Troiani, è stata Ilio e l’immensa gloria dei Teucri;»
E interpreta
Questo verso ti chiede di riconoscere che una stagione della tua vita si è chiusa. Può essere un lavoro che non c’è più, una relazione finita, una casa lasciata, un ruolo che ti dava identità. Il latino usa il passato con una dignità asciutta: «siamo stati», non «non siamo niente». Melphi ti dice che ciò che sei stato resta vero, e nessuno può togliertelo; ma non puoi abitarci dentro. Non è una condanna, è un passaggio: accetta il tempo verbale, e scoprirai che c’è spazio per un presente diverso. Smetti di difendere le mura che sono già cadute e porta in salvo ciò che conta davvero.
Le traduzioni storiche
Annibal Caro (1581)
De la nostra ruina. Ilio fu già;
E noi Troiani fummo: or è di Troia
Ogni gloria caduta. Il fero Giove
De la nostra ruina. Ilio fu già;
E noi Troiani fummo: or è di Troia
Ogni gloria caduta. Il fero Giove
Theodore C. Williams (1910)
implacable. There is no Ilium now;
our Trojan name is gone, the Teucrian throne
Quite fallen. For the wrathful power of Jove
implacable. There is no Ilium now;
our Trojan name is gone, the Teucrian throne
Quite fallen. For the wrathful power of Jove
Fonte
Publio Virgilio Marone, Aeneis, ed. J. B. Greenough (1900)
Virgilio, Eneide II, 325-326