Virgilio, Eneide II, 274-275
Melphi pronuncia
Ei mihi, qualis erat, quantum mutatus ab illo
Hectore,
Il sacerdote traduce
«Ahimè, com’era ridotto, quanto diverso da quell’Ettore,»
E interpreta
Questo verso parla del dolore di vedere cambiato qualcuno o qualcosa che amavi. Forse una persona cara non è più quella di un tempo, per la malattia, la stanchezza, una delusione; forse sei tu a guardarti allo specchio e a non riconoscere l’energia di qualche anno fa. Melphi accoglie questa tristezza e non la liquida. Ma ti fa notare una cosa: nel poema, proprio quell’Ettore così cambiato porta un messaggio decisivo. Chi ha perso splendore non ha perso valore. Smetti di confrontare il presente con l’immagine migliore del passato, e ascolta che cosa questa persona, o questa parte di te, ha ancora da dirti oggi.
Le traduzioni storiche
Annibal Caro (1581)
Lasso me! quale e quanto era mutato
Da quell’Ettòr che ritornò vestito
Lasso me! quale e quanto era mutato
Da quell’Ettòr che ritornò vestito
Theodore C. Williams (1910)
pierced with a cruel thong. Ah me! what change
from glorious Hector when he homeward bore
pierced with a cruel thong. Ah me! what change
from glorious Hector when he homeward bore
Fonte
Publio Virgilio Marone, Aeneis, ed. J. B. Greenough (1900)
Virgilio, Eneide II, 274-275