Virgilio, Eneide XII, 952

Melphi

Melphi pronuncia

vitaque cum gemitu fugit indignata sub umbras.

Il sacerdote traduce

«e la vita, con un gemito, fugge sdegnata giù tra le ombre.»

E interpreta

Questo è l’ultimo verso dell’Eneide, e ti arriva come una chiusura. Non spaventarti: Melphi non ti annuncia una disgrazia, ti parla di qualcosa che finisce e che non vuole finire. Forse stai lasciando andare un capitolo della tua vita, un amore, un lavoro, una casa, un’età, e senti dentro di te una protesta, un no che non si placa. È normale: anche le fini giuste fanno male. Il verso ti chiede di riconoscere quel dolore invece di negarlo. Fai attenzione a non restare impigliato nello sdegno troppo a lungo. Concediti il lutto, poi apri gli occhi su ciò che comincia: ogni fine porta con sé un nuovo inizio.

Le traduzioni storiche

Annibal Caro (1581)
Abbandonossi; e l’anima di vita
Sdegnosamente sospirando uscío.
Theodore C. Williams (1910)
sank cold and helpless; and the vital breath
with moan of wrath to darkness fled away.

Fonte

Publio Virgilio Marone, Aeneis, ed. J. B. Greenough (1900) Virgilio, Eneide XII, 952