Virgilio, Eneide XII, 931
Melphi pronuncia
Equidem merui nec deprecor,
Il sacerdote traduce
«Sì, l’ho meritato, e non chiedo di essere risparmiato,»
E interpreta
Questo verso ti parla di responsabilità. Forse hai commesso un errore, piccolo o grande, in amore, in famiglia, nel lavoro, e ora ne stai pagando le conseguenze. Ti senti in colpa e forse vorresti giustificarti, spiegare, trovare attenuanti. Melphi ti propone un’altra strada: riconoscere con semplicità ciò che hai fatto, senza implorare e senza difenderti a oltranza. Ammettere una colpa con dignità non ti rende più debole, anzi spesso apre il cuore di chi hai davanti. Fai attenzione però a non trasformare l’ammissione in autopunizione: chi riconosce il proprio errore ha anche il diritto di chiedere qualcosa per chi ama.
Le traduzioni storiche
Annibal Caro (1581)
E supplicante: Io, disse, ho meritato
Questa fortuna; e tu segui la tua:
Chè nè vita, nè venia ti dimando.
E supplicante: Io, disse, ho meritato
Questa fortuna; e tu segui la tua:
Chè nè vita, nè venia ti dimando.
Theodore C. Williams (1910)
his hand in prayer: “I have my meed,” he cried,
“Nor ask for mercy. Use what Fate has given!
his hand in prayer: “I have my meed,” he cried,
“Nor ask for mercy. Use what Fate has given!
Fonte
Publio Virgilio Marone, Aeneis, ed. J. B. Greenough (1900)
Virgilio, Eneide XII, 931