Virgilio, Eneide XII, 677

Melphi

Melphi pronuncia

quo deus et quo dura vocat Fortuna, sequamur.

Il sacerdote traduce

«andiamo dove ci chiamano il dio e la dura Fortuna.»

E interpreta

Questo verso ti parla di accettazione attiva. Forse in questi giorni senti che una strada ti viene imposta: un cambiamento che non hai scelto, una responsabilità che ti cade addosso, una prova che non puoi più evitare. Hai cercato vie di fuga, magari qualcuno ti ha protetto, ma ora capisci che è il momento di andare incontro alla cosa. Melphi ti dice che seguire la propria sorte non è arrendersi: è smettere di fuggire e camminare a testa alta. Fai attenzione a non trasformare l’accettazione in disperazione. Accogli quello che arriva come una chiamata, e affrontalo con dignità e con tutte le forze che hai.

Le traduzioni storiche

Annibal Caro (1581)
Via dove la fortuna e Dio ne chiama!
Theodore C. Williams (1910)
to stay the stroke. But let me hence pursue
that path where Heaven and cruel Fortune call.

Fonte

Publio Virgilio Marone, Aeneis, ed. J. B. Greenough (1900) Virgilio, Eneide XII, 677