Virgilio, Eneide XII, 646

Melphi

Melphi pronuncia

Usque adeone mori miserum est?

Il sacerdote traduce

«È dunque una cosa così terribile morire?»

E interpreta

Questo verso è forte, ma non è una sentenza. Non parla di morte nel senso letterale: ti chiede che cosa temi davvero. Forse c’è una fine che stai rimandando da tempo, la fine di una relazione, di un lavoro, di un’abitudine, di un’immagine di te stesso, e la paura di quella perdita ti tiene fermo in una situazione che non ti fa bene. Melphi ti invita a guardare la paura in faccia: spesso la fine che temiamo è meno dolorosa del tempo che passiamo a fuggirla. Fai attenzione però a non decidere nell’impeto di un momento buio: affronta ciò che temi con calma, e con qualcuno accanto.

Le traduzioni storiche

Annibal Caro (1581)
Sì gran male è morire? Inferni dii,
Theodore C. Williams (1910)
her Turnus renegade? Is death a thing
so much to weep for? O propitious dead,

Fonte

Publio Virgilio Marone, Aeneis, ed. J. B. Greenough (1900) Virgilio, Eneide XII, 646