Virgilio, Eneide I, 209
Melphi pronuncia
spem voltu simulat, premit altum corde dolorem.
Il sacerdote traduce
«Finge speranza sul volto, e soffoca nel profondo del cuore il dolore.»
E interpreta
Questo verso ti riconosce. Forse sei tu quello che tiene su il morale degli altri, in famiglia o al lavoro, mentre dentro porti un peso che non mostri a nessuno. Melphi apprezza la tua forza: c’è nobiltà nel non scaricare sugli altri le proprie paure. Ma fai attenzione: un dolore premuto troppo a lungo finisce per farsi sentire nel corpo, nell’umore, nel sonno. Non devi crollare davanti a tutti; basta che tu trovi almeno un luogo, o una persona, con cui posare la maschera. Anche chi sostiene gli altri ha bisogno di essere sostenuto.
Le traduzioni storiche
Annibal Caro (1581)
Così dicendo a’ suoi, pieno in sè stesso
D’alti e gravi pensier, tenea velato
Con la fronte serena il cor doglioso.
Così dicendo a’ suoi, pieno in sè stesso
D’alti e gravi pensier, tenea velato
Con la fronte serena il cor doglioso.
Theodore C. Williams (1910)
Such was his word, but vexed with grief and care,
feigned hopes upon his forehead firm he wore,
and locked within his heart a hero's pain.
Such was his word, but vexed with grief and care,
feigned hopes upon his forehead firm he wore,
and locked within his heart a hero's pain.
Fonte
Publio Virgilio Marone, Aeneis, ed. J. B. Greenough (1900)
Virgilio, Eneide I, 209