Virgilio, Eneide I, 198-199

Melphi

Melphi pronuncia

O socii—neque enim ignari sumus ante malorum—
O passi graviora, dabit deus his quoque finem.

Il sacerdote traduce

«Compagni, non siamo certo nuovi alle sventure; voi che avete sopportato prove più gravi, un dio porrà fine anche a queste.»

E interpreta

Melphi ti parla come un amico che ti conosce da tempo: hai già superato momenti peggiori di questo. Ricordi quella volta in cui pensavi di non farcela, con il lavoro, con la salute, con una perdita? Sei ancora qui. Se in questi giorni ti senti schiacciato, il verso ti dice che anche questa prova ha una fine, anche se oggi non la vedi. Non è una promessa vuota, è la memoria della tua forza. Non minimizzare ciò che senti, ma non dimenticare quello che hai già attraversato: è la prova che sai resistere.

Le traduzioni storiche

Annibal Caro (1581)
Compagni, rimembrando i nostri affanni,
Voi n’avete infiniti omai sofferti
Vie più gravi di questi. E questi fine
(Quando che sia), la dio mercede, avranno.
Theodore C. Williams (1910)
“Companions mine, we have not failed to feel
calamity till now. O, ye have borne
far heavier sorrow: Jove will make an end
also of this. Ye sailed a course hard by

Fonte

Publio Virgilio Marone, Aeneis, ed. J. B. Greenough (1900) Virgilio, Eneide I, 198-199