47. L'Assillo
困 · Kùn · Oppression · linee dal basso: 010110
I due trigrammi
Il Giudizio
Il nome di questo esagramma raffigura un albero chiuso dentro un recinto: una pianta che non ha spazio per allargare i rami. È l'immagine di chi si sente stretto, oppresso, esaurito: un periodo di soldi contati, di energie a terra, di rapporti che soffocano, di principi che non trovano modo di realizzarsi. Se ti riconosci in questa stanchezza, il testo antico comincia con una parola di speranza: anche nell'assillo può esserci progresso e successo. Per chi resta fermo e corretto, per la persona davvero grande, ci sarà fortuna, e non cadrà in errore. Poi arriva l'avvertimento più concreto di tutto l'esagramma: se fa discorsi, le sue parole non potranno essere rese buone. In un tempo di oppressione, cioè, parlare non serve: nessuno ti crede, le spiegazioni suonano come scuse, le promesse come illusioni. Contano solo i fatti. Il consiglio pratico: smetti di giustificarti e di annunciare, e concentra le poche energie che hai su una o due azioni concrete che parlino per te. Tieni saldi i tuoi principi anche se nessuno sembra apprezzarli, prenditi cura del corpo e del sonno, e ricorda che le piante costrette in uno spazio stretto, appena trovano un varco, riprendono a crescere con una forza sorprendente.
Fonte: James Legge, The Yî King (Sacred Books of the East, vol. XVI) (1882) · leggi il passo originale
L'Immagine
L'immagine è un lago sopra un burrone che lo ha prosciugato: l'acqua è scesa e defluita, e nel lago non ne resta più. È il segno dell'esaurimento, di risorse che se ne sono andate. La persona saggia, in accordo con questo, è disposta a sacrificare la propria vita pur di portare a compimento il proprio scopo. Non prenderlo alla lettera: il senso è che, quando tutto sembra prosciugato, ciò che ti tiene in piedi è un proposito più grande delle comodità, e che per quel proposito vale la pena rinunciare a molto. Nella pratica, se stai attraversando un periodo di privazioni, chiediti per che cosa lo stai facendo, e tieni quella risposta ben visibile. Il consiglio: scrivi il tuo scopo su un foglio e rileggilo ogni mattina.
Fonte: James Legge, The Yî King (Sacred Books of the East, vol. XVI) (1882) · leggi il passo originale
Le sei linee
Prima linea
Sei seduto senza riparo su un ceppo d'albero, nella condizione più scomoda e umiliante, e entri in una valle oscura senza vedere una via d'uscita per tre anni, cioè per lungo tempo. Sei in basso, isolato, e chi dovrebbe aiutarti non è in grado di farlo. I commentatori dicono che questa persona, per la sua stessa ottusità, peggiora la propria situazione. Se ti senti così, il primo passo è smettere di rendere le cose ancora più difficili con scelte cieche. Il consiglio: non prendere decisioni grandi adesso; cerca un po' di luce, una persona, un aiuto concreto, prima di muoverti.
Fonte: James Legge, The Yî King (Sacred Books of the East, vol. XVI) (1882) · leggi il passo originale
Seconda linea
Sei oppresso in mezzo al vino e alle vivande: materialmente non ti manca nulla, ma ti senti soffocare, perché non riesci a realizzare ciò in cui credi. Ma presto arrivano i paramenti rossi di chi guida: la persona giusta viene a cercarti e ti offre un ruolo. Ti conviene mantenere la sincerità di chi celebra un rito; agire di tua iniziativa porterebbe male, ma sarai comunque senza colpa. Se stai bene fuori e male dentro, non forzare i tempi: coltiva la tua serietà, e lascia che l'occasione venga a te.
Fonte: James Legge, The Yî King (Sacred Books of the East, vol. XVI) (1882) · leggi il passo originale
Terza linea
Sei oppresso davanti a una roccia che incombe, ti aggrappi a spine, entri in casa e non trovi chi ti aspettavi: ci sarà male. È la linea di chi agisce in modo avventato in un tempo difficile: si scontra con ciò che non si può spostare, si appoggia a ciò che ferisce, e alla fine si ritrova senza il conforto degli affetti. Se ti riconosci in questa corsa a sbattere contro tutto, fermati. Il consiglio: non affrontare ora l'ostacolo di petto, non fidarti di appoggi pungenti, e torna a casa per ricostruire, non per pretendere.
Fonte: James Legge, The Yî King (Sacred Books of the East, vol. XVI) (1882) · leggi il passo originale
Quarta linea
Procedi molto lentamente verso chi ha bisogno di te, quello che sta in basso e che è bloccato da un carro adornato di metallo, cioè da qualcuno più potente e più ricco che gli sbarra la strada. Ci sarà motivo di rammarico per la tua lentezza, ma la fine sarà buona. Sei forte, ma in una posizione scomoda, e il tuo aiuto arriva con esitazione; alla fine, però, tu e la persona che vuoi soccorrere vi ritroverete. Se sai di dover aiutare qualcuno e stai temporeggiando, accelera: meglio tardi che mai, ma meglio ora che tardi.
Fonte: James Legge, The Yî King (Sacred Books of the East, vol. XVI) (1882) · leggi il passo originale
Quinta linea
Sei ferito sopra e sotto, come chi ha perso naso e piedi: sei in posizione di responsabilità, ma chi sta sopra ti schiaccia e chi sta sotto, i tuoi collaboratori in grembiule scarlatto, ti ostacola. Eppure ti muovi con calma e sei sereno, perché la tua posizione è centrale e la tua condotta corretta. Ti conviene essere sincero come chi compie un rito: da questa sincerità verrà la benedizione. Se sei un capo o un genitore che si sente bloccato da tutte le parti, non agitarti: mantieni la calma, fai le cose per bene, e chi ti guarda finirà per riconoscerlo.
Fonte: James Legge, The Yî King (Sacred Books of the East, vol. XVI) (1882) · leggi il passo originale
Sesta linea
Sei oppresso come se fossi legato da rampicanti, o in una posizione alta e pericolosa, e ti dici: se mi muovo, me ne pentirò. È il punto massimo dell'assillo, ma anche la tua occasione: l'estremo della difficoltà ti spinge a pensare al pentimento. Il testo dice che se ti penti davvero degli errori passati, andare avanti porterà fortuna. Se ti senti immobilizzato da vincoli che in parte hai creato tu, non restare a rimuginare. Il consiglio: riconosci con onestà cosa hai sbagliato, chiedi scusa dove serve, e poi fai il primo passo. I rampicanti si sciolgono appena ti muovi con questa intenzione.