25. L'Innocenza
无妄 · Wú Wàng · Innocence · linee dal basso: 100111
I due trigrammi
Il Giudizio
L'Innocenza è l'esagramma di chi agisce senza secondi fini, senza calcolo e senza finzione: la qualità che il testo attribuisce al cielo stesso e alla forma più alta di umanità. La promessa è grande: progresso pieno e successo, con vantaggio nell'essere fermi e corretti. Ma subito dopo arriva la condizione, netta: se tu o la tua azione non siete corretti, cadrai in errori, e non ti converrà muoverti in nessuna direzione. Non è un caso se questo esagramma ti arriva quando ti chiedi se essere trasparente conviene ancora, in un lavoro dove tutti tirano l'acqua al proprio mulino, in una relazione dove cominci a tenere il conto, in una trattativa dove la tentazione di dire una mezza bugia è forte. L'I Ching ti risponde che la sincerità non è ingenuità: è la fonte della tua forza, e più ti avvicini a essa, più la tua influenza cresce e i risultati arrivano da soli. Il consiglio pratico è di fare oggi la cosa giusta perché è giusta, non per il ritorno che ti aspetti, e di controllare con onestà le tue motivazioni prima di ogni passo. Se scopri che dietro un gesto c'è un calcolo, fermati: in questo tempo, agire con un'intenzione storta porta più danno di non agire affatto.
Fonte: James Legge, The Yî King (Sacred Books of the East, vol. XVI) (1882) · leggi il passo originale
L'Immagine
L'immagine è quella del tuono che rotola sotto tutto il cielo e dà a ogni cosa la sua natura, libera da ogni finzione: l'energia della primavera che risveglia ciascuno secondo ciò che è. Gli antichi re, dice il testo, facevano le loro regole in pieno accordo con le stagioni, e così nutrivano ogni cosa. Se devi organizzare, guidare, educare, il modello è questo: non forzare le persone e le situazioni contro il loro tempo naturale. Il consiglio pratico è di rispettare i ritmi, tuoi e degli altri: non chiedere a un figlio di correre prima di camminare, non pretendere da te stesso in gennaio ciò che è di giugno, non seminare fuori stagione.
Fonte: James Legge, The Yî King (Sacred Books of the East, vol. XVI) (1882) · leggi il passo originale
Le sei linee
Prima linea
La prima linea mostra chi è libero da ogni finzione: il suo avanzare sarà accompagnato da buona fortuna. È l'inizio del movimento, e chi lo compie con il cuore pulito dà il tono a tutto quello che segue. Se stai per fare il primo passo in qualcosa, una proposta, una nuova conoscenza, un lavoro, non costruirti una strategia: presentati per quello che sei e dì quello che vuoi davvero. Il consiglio è di fidarti della tua spontaneità in questo momento, perché è proprio ciò che ti aprirà la strada e ti farà ottenere quello che desideri.
Fonte: James Legge, The Yî King (Sacred Books of the East, vol. XVI) (1882) · leggi il passo originale
Seconda linea
La seconda linea mostra chi raccoglie senza aver arato per raccogliere, e miete i campi del terzo anno senza averli coltivati il primo anno con quello scopo: a lui c'è vantaggio in qualsiasi direzione si muova. Non descrive uno scansafatiche, ma una persona che lavora senza pensare al guadagno, e proprio per questo il guadagno arriva. Se in questi giorni ti chiedi se conviene impegnarti in qualcosa che non ti frutta subito, questa linea ti dice di farlo per il valore della cosa in sé. Il consiglio: fai bene ciò che hai davanti e lascia che i risultati vengano quando è il loro momento.
Fonte: James Legge, The Yî King (Sacred Books of the East, vol. XVI) (1882) · leggi il passo originale
Terza linea
La terza linea mostra una disgrazia che capita a chi è libero da finzione: come un bue legato che un passante trova e porta via, mentre la gente del vicinato viene accusata e subisce il danno. È l'ingiustizia che colpisce gli innocenti: paghi per qualcosa che non hai fatto, ti attribuiscono una colpa non tua, perdi qualcosa per la disonestà di un estraneo. Se ti riconosci, sappi che il testo non ti dà la colpa. Il consiglio è di non lasciare che il torto subito ti renda diffidente o vendicativo: continua a comportarti bene, chiarisci con calma i fatti, e affida il resto al tempo.
Fonte: James Legge, The Yî King (Sacred Books of the East, vol. XVI) (1882) · leggi il passo originale
Quarta linea
La quarta linea mostra un caso in cui, se chi lo vive sa restare fermo e corretto, non ci sarà errore. È una linea di avvertimento più che di promessa: sei in una posizione non del tutto tua, senza appoggi sicuri, e la tentazione è di forzare la mano per sistemarti. Se ti senti in bilico, in un incarico che non ti calza, in una relazione senza garanzie, il consiglio è di non cercare scorciatoie e di tenerti stretto a ciò che sai essere giusto. La fermezza qui non produce grandi risultati, ma ti evita di sbagliare, e in questo momento è già molto.
Fonte: James Legge, The Yî King (Sacred Books of the East, vol. XVI) (1882) · leggi il passo originale
Quinta linea
La quinta linea mostra chi è libero da ogni finzione e tuttavia si è ammalato: non usi medicine, e avrà motivo di gioia nella guarigione. Il senso non è di rifiutare le cure, ma di non affannarsi a intervenire su un male che non nasce da un tuo errore. Se ti è capitato un guaio senza colpa, un malessere, un intoppo, un momento di sfortuna, non correre a cercare rimedi affrettati, spiegazioni forzate o colpevoli. Il consiglio è di restare sereno e paziente: una via d'uscita si aprirà senza che tu debba forzarla, e la ripresa sarà motivo di gioia.
Fonte: James Legge, The Yî King (Sacred Books of the East, vol. XVI) (1882) · leggi il passo originale
Sesta linea
La sesta linea mostra chi è libero da finzione ma cadrà sicuramente in errore se agisce: la sua azione non sarà vantaggiosa in alcun modo. Siamo in cima all'esagramma, dove il movimento ha esaurito il suo corso. Anche la buona fede, qui, non basta a giustificare un nuovo passo: il tempo è finito, e insistere sarebbe un errore per quanto sinceri siano i motivi. Se senti che una situazione è arrivata alla sua conclusione naturale, un progetto, un incarico, una storia, il consiglio è di non rilanciare. Fermati, accetta, e aspetta un tempo nuovo prima di riprendere a muoverti.